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Fondo Finzi

 

Si tratta di un fondo librario di circa duemila opere, di prevalente tematica penalistica, il quale annovera testi che vanno dal XVI secolo agli anni Quaranta del '900.
Iscritto sin dal 2002 tra i siti museali censiti dalla C.R.U.I., il Fondo è pervenuto alla Facoltà  di Giurisprudenza nel 1958, anno della sua acquisizione dagli eredi del giurista ferrarese Marcello Finzi (1879-1956), ordinario di Diritto e Procedura penale nell'Università  di Modena.
Il pregio bibliografico del Fondo si deve, oltre che alla rarità  di molti dei volumi che vi sono custoditi, alla presenza di importanti autografi, testimonianza della rete di rapporti accademici e politici coltivati dallo studioso. Ulteriore peculiarità è rappresentata dalla presenza di pubblicistica latino-americana dell'epoca - pressochè introvabile altrove nel nostro Paese - frutto dei forti legami che Finzi aveva istituito con l'Argentina, dove aveva a lungo insegnato nell'Università di Cordoba, dopo l'espatrio seguito alle leggi razziali del 1938. Si tratta, dunque, di un corpus librario che vede affiancati, a volumi di alta epoca, esemplari assai più recenti, e tuttavia non meno rari, vuoi per la singolare provenienza geografica, vuoi per l'unicità  dell'invio autografo da parte dell'autore. Quanto ai testi più risalenti, di assoluto rilievo è il manoscritto anonimo - verosimilmente databile intorno alla seconda metà del '700 - che annovera le cronache di tutte le escuzioni capitali eseguite in Bologna dal 1030 al 1791. Di grande interesse pure alcune classiche opere della letteratura giuridica di epoca inquisitoria, riconducibili, tra gli altri, ai nomi di Carpzov, Farinaccio, Scaccia, Scanaroli. Notevole la dotazione di antichi testi di legge di materia penale e processuale penale, con particolare riferimento alla variegata galassia dei codici italiani preunitari: tra questi, degne di nota, per la splendida veste tipografica, un'edizione del Progetto del codice penale pel Regno d'Italia (1806), presente nell'esemplare probabilmente appartenuto al ministro della Giustizia Giuseppe Luosi (1735-1830), e l'edizione ufficiale, per i tipi del Bodoni, del Codice penale per gli Stati di Parma, Piacenza e Guastalla, promulgato nel 1820 da Maria Luigia d'Austria. Quanto alla pubblicistica a cavallo dei secoli XIX e XX, straordinaria, per completezza, quella riguardante la polemica tra gli esponenti della Scuola penale classica e quelli della Scuola positiva: vi figurano, tra gli altri, i nomi di Carrara, Lucchini, Garofalo, Ferri, Lombroso, insieme a quelli di numerosi allievi ed epigoni, in una gamma di edizioni che annoverano pure rare traduzioni latino-americane. Testimonianza di rapporti scientifici del Finzi sono inoltre importanti opere degli anni '20 e '30 del secolo scorso, rese uniche dalla dedica autografa degli autori: a titolo d'esempio, l'edizione originale de L'abuso di foglio in bianco (1903), di Arturo Rocco, padre del vigente codice penale italiano (1930) e predecessore di Finzi nell'insegnamento di Diritto penale e procedura penale all'Università di Ferrara.
Ubicato presso la sezione di Diritto pubblico del Dipartimento di Scienze Giuridiche, il Fondo è attualmente parte della Biblioteca di quest'ultimo: biblioteca istituita nel 1938, in concomitanza con la nascita della Facoltà di Giurisprudenza triestina, e considerata tra le più ricche su scala nazionale, vantando un patrimonio librario di quasi 120.000 volumi, oltre a diverse centinaia di collezioni periodiche.
Allo stato, l'accesso al Fondo e la sua consultazione sono consentiti con l'autorizzazione del Direttore del Dipartimento di Scienze Giuridiche.