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Dipartimento di Scienze della Vita (ex BBCM)

 

Questa Sezione dello smaTs ha privilegiato, tra i vari pezzi disponibili, la raccolta di apparecchiature che tracciano, in maniera unitaria, un sintetico profilo della Biochimica classica tra il 1950 ed il 1970.
Si tratta di una decina di oggetti grazie ai quali era possibile effettuare gli approcci sperimentali di base su materiale biologico e su frazioni subcellulari, che in quegli anni costituivano il punto di partenza per lo studio di molecole piccole e grandi e dei metabolismi in cui esse erano coinvolte. Le molecole oggetto di studio dovevano essere evidenziate, estratte e purificate a partire da un tessuto di elezione (fegato, muscolo, sangue…) tramite procedure spesso lunghe, complesse e scarsamente affidabili.
Le Bilance Galileo-Sartorius rappresentavano la base per la preparazione di soluzioni e tamponi. Il regolo calcolatore, le tabelle logaritmiche e la Calcolatrice meccanica Curta costituivano gli ausili al seguito per calcoli stechiometrici. I primi misuratori di pH cominciavano timidamente a sostituire le cartine al tornasole, prima, ed il rudimentale Misuratore di pH a batterie successivamente.
Misure volumetriche precise al di sotto di 0.1 mL potevano essere fatte solo con strumenti molto ingombranti, rari e poco maneggevoli (Capillary buret), o per mezzo di più economici capillari di vetro a taratura fissa azionati per aspirazione a bocca (Sistema di misura del consumo di ossigeno).
I tessuti venivano disgregati per omogenizzazione in un mezzo liquido grazie a strumenti non molto diversi da uno spremilimoni o da un frullatore (Potter vetro/vetro e Omogenizzatore Ultra Turrax). L'omogenato grezzo subiva frazionamenti di tipo gravitazionale grazie a centrifughe (Rotore a bascule e Tachimetro), le più sofisticate e potenti delle quali potevano raggiungere forze 105volte la gravità. Le frazioni così ottenute erano suscettibili di ulteriori purificazioni mediante cromatografie di vario tipo: quelle "su colonna" ed in fase liquida erano le più popolari e certo le meno dispendiose, strumenti di raccolta e di rivelazione a parte (Sifoni e Deviatore di flusso LKB system). Il monitoraggio di quanto la cromatografia veniva separando, in soluzione liquida, era di norma effettuato per via spettrofotometrica: uno dei più semplici ed economici strumenti, universalmente conosciuto, era lo Spettrofotometro Bausch & Lomb Spectronic 20, che ovviamente operava solo nel visibile.
Una metodologia di analisi, obbligatoria per il biochimico classico, era costituita da apparecchiature via via più piccole e sofisticate che permettevano di veder respirare cellule e organelli isolati. L' elettrodo di Clark (Sistema di misura del consumo di ossigeno) ad esempio, è stato uno strumento di incommensurabile importanza per la descrizione dei meccanismi ossidativi e bioenergetici di quelli che sono stati definiti il motore di una cellula: i mitocondri.
In un arco di tempo limitatissimo (5 anni), infine, l'analisi, preminentemente qualitativa, di una miscela biologica veniva effettuata per mezzo dell'elettroforesi su un supporto polimerico (Elettroforesi a disco multipla su gel di poliacrilamide: PDGE) delle dimensioni di una sigaretta, contenuto in un cilindretto di vetro. L'apparecchiatura intera, comprensiva dell'alimentatore di corrente, poteva essere costruita in casa, e questo ne favorì la diffusione in tutti i laboratori. Negli anni '70 venne soppiantata dal sistema elettroforetico (slab gel) tuttora in uso