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Biblioteca di Storia e Storia dell'Arte

 

La Biblioteca di Storia e Storia dell'Arte ha un patrimonio di circa ottantamila volumi e 750 riviste, 260 delle quali correnti. Si segnala la presenza di quasi ottocento volumi antichi (tra cui spiccano una ventina di cinquecentine ed una quarantina di volumi seicenteschi). Questo patrimonio è il risultato dell'accorpamento delle collezioni delle Biblioteche degli ex Istituti di Storia dell'Arte e di Storia Medioevale e Moderna.

Il primo nucleo della Biblioteca dell'Istituto di Storia è stato formato da Nino Valeri, Direttore dell'Istituto dalla sua fondazione, avvenuta nel corso della seconda guerra mondiale, fino al 1954. Già nel 1945 la Biblioteca poteva vantare ben 2.500 volumi, tra cui spiccavano le principali riviste storiche dell'epoca (come "La nuova rivista storica", la "Rassegna storica del Risorgimento"), nonché alcune tra le più autorevoli collezioni storiche italiane e straniere (Vallecchi, Einaudi, Principato, Ispi, Laterza); in particolare era motivo di vanto la ricchezza delle sezioni dedicate allo studio del Risorgimento e dell'Europa Orientale, nonché il possesso di fonti altrimenti rare ("Rerum italicarum scriptores" del Muratori). Nei suoi primi anni di vita inoltre l'Istituto deteneva anche opere dedicate allo studio della storia antica, in quanto solo in epoca successiva si scisse in due Istituti distinti, quello di Storia antica (ora Dipartimento di Scienze dell'Antichità) e quello di Storia Medioevale e Moderna.
Al Valeri subentrò Giovanni Tabacco (dal 1954 al 1966), cui si deve il merito di aver incrementato in modo considerevole il patrimonio, con particolare attenzione rivolta alla sezione di storia medievale, anche attraverso l'acquisto di ristampe anastatiche delle fonti più autorevoli. Dal 1966 al 1968 Tabacco fu brevemente sostituito da Elio Conti, cui succedette in seguito Giovanni Miccoli: a quest'ultimo si deve un ulteriore accrescimento delle collezioni della Biblioteca, soprattutto grazie a grossi finanziamenti straordinari ottenuti a metà degli anni Settanta, in concomitanza con l'istituzione del Corso di Laurea in Storia: a lui va il merito di aver costituito un'importantissima sezione dedicata alla storia religiosa e di avere acquisito ulteriori riproduzioni anastatiche di fonti. Va infine ricordato che l'attuale disposizione della Biblioteca è stata effettuata sotto la direzione di Paolo Cammarosano, che è stato il primo Direttore del Dipartimento di Storia, dal 1985 al 1993.

Attualmente la sezione di storia della Biblioteca spicca nel panorama regionale per il possesso di diverse centinaia di riviste, alcune delle quali risalgono all'Ottocento (si segnalano "Archeografo triestino", "Archivio storico italiano", "Archiv fuer Reformationsgeschichte", "Historische Zeitschrift", "Mitteilungen des Instituts fuer oesterreichische Geschichtsforschung", "Mitteilungen des oesterreichischen Staatsarchivs", "Revue historique") e di fonti originali o riprodotte anastaticamente ("Acta Sanctorum", "Annales ecclesiastici" di Baronio, "Monumenta Germaniae Historica", "Rerum Italicarum scriptores" di Muratori, "Rerum Britannicarum Medii Aevi scriptores", pubblicazioni della "Société de l'histoire de France").

  1. La biblioteca dell'Istituto di Storia Medioevale e Moderna detiene anche due fondi, di natura rispettivamente libraria e documentaria, tenuti fisicamente distinti dagli altri beni: Lascito Livio Zeno-Zencovich (diplomatico e giornalista, 1913-1993), costituito da circa 900 libri di argomento storico. Le opere di questo fondo per la maggior parte fanno riferimento al periodo contemporaneo, con alcuni rimandi a quello medievale e moderno. I volumi possono essere suddivisi in: ambito cittadino (vi si comprendono libri sulla storia, sulla cultura e sull¿economia, sulla dominazione austriaca e sulla minoranza slovena di Trieste); ambito regionale (Austria, Istria e gli Ambasciatori veneti ); ambito nazionale (guerre unitarie, napoleoniche, rapporti Occidente-Estremo Oriente, Russia, Unione Sovietica, Albania; alcune biografie di statisti occidentali come Mazzini, Metternich e Bismark; documenti diplomatici Italiani del 1870-1943, rapporti Italia-Inghilterra, Italia-Francia, Italia-Germania), ambito letterario (con particolare rilievo su Saba, Slataper, e Ivan Cankar). A seguito del passaggio della gestione della biblioteca al Servizio Bibliotecario di Ateneo, avvenuto nell'ottobre 2005, si sta provvedendo intensivamente ad inventariare e catalogare i volumi della collezione.
  2. Lascito Arturo Castiglioni (insigne storico della medicina, 1874-1953), costituito da circa 25 libri di argomento storico, equiparabili in tutto e per tutto agli altri libri del Dipartimento, e soprattutto da 580 documenti d'archivio di grande interesse, risalenti prevalentemente alla metà dell'Ottocento; nell'ambito di questi ultimi si distinguono documenti di tipo commerciale (lettere, telegrammi, bolle di accompagnamento, resoconti bancari e di cambio), politico-amministrativo (proclami, volantini, editti igienico-sanitari), militare (resoconti di guerra e di singole battaglie), occasionale (sonetti satirici contro i governanti o in onore di personaggi teatrali, singoli numeri di giornali e riviste). Si auspica che i documenti vengano sottoposti all'esame di personale qualificato e quindi resi noti alla comunità scientifica.

La Biblioteca dell'Istituto di Storia dell'Arte è stata istituita nel 1948, quando venne chiamato a coprire la cattedra di Storia dell'Arte Medioevale e Moderna Luigi Coletti, cui è succeduto Roberto Salvini (dal 1957/58 al 1963/64) e quindi Decio Gioseffi, Direttore dell'Istituto fino al 1989. A quest'ultimo si deve pertanto il merito di avere formato la parte più consistente della biblioteca, che al momento del passaggio da Istituto a Dipartimento contava circa 25.000 volumi e circa 100 riviste. Successivamente al Gioseffi è stato Direttore dell'Istituto di Storia dell'Arte Giuseppe Pavanello.

Mentre il Gioseffi ha dato un'impronta di carattere volutamente "generale" all'acquisto dei libri, spaziando dalle fonti ai trattati antichi (o nell'originale o nelle ristampe anastatiche come il Codice Atlantico di Leonardo, o nelle rare riproduzioni facsimilari, come la Wiener Genesis) e coprendo tutti i settori e tutte le epoche - dall'architettura alla pittura e alla scultura, dalla miniatura alle arti minori, dall'antico Egitto all'Europa, dall'Italia alla nostra regione e a Trieste - il Pavanello ha dato un'impronta più specialistica agli acquisti dei volumi, privilegiando, in particolare, la pittura e la scultura dal Quattrocento all'Ottocento di ambito veneto e romano.

Poiché l'Istituto comprendeva, nel corso dei primi decenni, anche "Archeologia" (la sua iniziale denominazione era infatti Istituto di Storia dell'Arte antica e moderna) alcune sezioni della Biblioteca sono poi passate all'Istituto di Archeologia (ora Dipartimento di Scienze dell'Antichità); analogamente anche i volumi delle sezioni di "Cinema" e "Musica" acquistati dalla Biblioteca di Storia dell'Arte sono stati ceduti al Dipartimento di Italianistica. Ma, anche così decurtata, la Biblioteca di Storia dell'Arte rimane la più importante biblioteca specialistica in Regione, in considerazione anche del fatto che essa conserva importanti raccolte di riviste come "The Burlington Magazine" e la "Gazette des Beaux-Arts", ed è inoltre arricchita dai volumi del "Fondo Brunetti" tutti dedicati alla storia dell'arte, frutto delle scelte della raffinata e colta studiosa Estella Brunetti (1930-1975).

Questo lascito è costituito da ben 3.850 libri e 980 opuscoli di argomento storico-artistico, risalenti per lo più agli anni '50 e '60 del secolo scorso (si distinguono tuttavia circa 40 volumi antichi ed alcune decine di pregevoli volumi degli inizi del Novecento). Le opere appartenenti a questo fondo concernono prevalentemente l'arte moderna dal XV al XIX secolo e sono per lo più costituite da cataloghi permanenti di musei sia italiani sia europei, e da cataloghi di mostre tenute soprattutto negli anni Sessanta. Nel complesso si rileva uno spiccato interesse per l'arte nord-europea (fiamminga, tedesca, francese). A seguito del passaggio della gestione della biblioteca al Servizio Bibliotecario di Ateneo, avvenuto nell'ottobre 2005, si è provveduto intensivamente ad inventariare e catalogare tutti i volumi della collezione: attualmente restano da trattare solo gli opuscoli.